Le piccole scuole

Ancora in pericolo una realtà da salvare e valorizzare

La scuola nell'esperienza di Barbiana

"Eccoti dunque il mio pensiero: la scuola non può essere che aconfessionale e non può essere fatta che da un cattolico e non può essere fatta che per amore (cioè non dallo Stato). In altre parole la scuola come io la vorrei non esisterà mai altro che in qualche minuscola parrocchietta di montagna oppure nel piccolo di una famiglia dove il babbo e la mamma fanno scuola ai loro figli".

piccolescuole1.jpgQuesto brano è tratto dagli scritti di don Lorenzo Milani e precisamente dalle sue Lettere, a pagina 127. Esprime l'opinione che negli anni '60 aveva colui che ha fatto l'esperienza di una delle più significative scuole d'Italia: la scuola di Barbiana.

Sembra contraddittoria la definizione di scuola aconfessionale con il fatto che poche parole più avanti si parla di maestro cattolico. È chiaro che quel "cattolico" è da intendersi come "chiunque abbia una fede". Credo comunque che l'aspetto significativo di questa frase sia nel fatto che don Lorenzo Milani ritiene fondamentale contestualizzare la scuola nel territorio, nel proprio ambiente familiare. E lo dice definendo scuola ideale "la scuola di una minuscola parrocchietta di montagna".

Far mente locale, ovvero le piccole scuole

Piccola scuola in una accezione ampia significa scuola di periferia, scuola isolata, scuola che stenta a sopravvivere, scuola che accoglie i bambini trasportati con gli scuolabus dalle case sparse, scuola dove si lavora per conservare le lingue e le culture locali, scuola della sobrietà, scuola che partecipa e si inserisce con un ruolo attivo nelle tradizioni e nelle iniziative che storicamente la realtà locale (sia essa piccole paese, borgo, frazione o altro) propone. In un contesto nazionale che mira ancora una volta ai "grandi numeri" noi vogliamo dare spazio al piccolo, alla dimensione minima e alla grande dignità educativa che questa possiede. Spesso a "far scuola" in queste realtà sono finiti insegnanti che hanno poi fatto di questi luoghi una loro "scelta di vita", che sentono questo impegno come vocazione, così come Barbiana lo è stata per don Lorenzo Milani.

Dell'importanza del far memoria e creare una cultura pedagogica

Un altro aspetto di questo discorso è la documentazione, la riflessione e il far cultura (oltre che memoria) educativa.

Vitruvio aveva diviso gli architetti in tre categorie: quelli che sanno ben costruire ma non scrivere, di essi resteranno le opere, non i nomi, quelli che scrivono ma non costruiscono, di essi non resterà nulla…infine i pochi che uniscono le due doti. A trentacinque anni, Leonardo da Vinci, vedendo che la dignità della pittura non è pienamente riconosciuta, perché i pittori non servono, decide di scrivere per dimostrare che l'arte dei pittori, avendo una base teorica, è scienza.

Noi potremmo dire lo stesso per quanto riguarda la scuola e l'educazione in generale. Nella scuola ci sono i bravi maestri e di essi resta traccia nella vita delle persone a cui, nella loro fanciullezza, hanno trasmesso il piacere di studiare, il gusto di apprendere, il metodi dell'imparare ad imparare. Poi ci sono coloro che scrivono senza aver mai fatto esperienza diretta coi ragazzi. Di questi "pedagogisti" è pieno il mondo accademico delle università. Di essi e delle loro teorie pedagogiche per qualche breve periodo si fa menzione nei testi universitari e nei libri consigliati per la preparazione ai concorsi. Le case editrici che pubblicano questi testi sono estremamente grati di tutto ciò agli autori soprattutto in quei periodi preconcorsuali dove decine di migliaia di aspiranti maestri sono costretti ad abbeverarsi alle fonti del sapere pedagogico. Di essi, forse, resterà un vago ricordo.

Infine ci sono i veri maestri, quelli che sanno insegnare, quelli che operano fra i ragazzi, ma sanno anche riflettere sul loro lavoro educativo.

È grazie a loro che in pedagogia possiamo ora parlare di "scienze della educazione".Quella del riflettere in campo pedagogico non è un'arte facile, soprattutto quando agli insegnanti per anni (e da molte parti anche tuttora) viene chiesto di lavorare più sulla compilazione burocratica-certificativa che sulla documentazione e riflessione del percorso didattico/educativo.

Così nella esperienza italiana sono rari i casi di insegnanti che hanno tradotto in strumenti di divulgazione le loro esperienze. Sicuramente possiamo citare don Lorenzo Milani e la scuola di Barbiana, Franco Lorenzoni e l'esperienza della scuola del piccolo paese umbro di Giove e la Casa-Laboratorio di Cenci, Mario Lodi e i bambini della scuola di Vho di Piadena.E poi le piccole scuole come quella di Coumboscuro (Cuneo) dove si lavora anche per la difesa della lingua madre, il provenzale, o la scuola materna di Ponte Uso, nella Romagna del Rubicone, dove due maestre locali per anni hanno lavorato e documentato pazientemente il mondo dell'infanzia. Un lavoro, questo, che nel piccolo è paragonabile al quello ben più organizzato e finanziato che Reggio Emilia Children da anni sta facendo sui cento linguaggi dei bambini.

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pubblicato il 2013/01/25 15:59:06 GMT+2 ultima modifica 2013-01-25T16:59:00+02:00

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