martedì 24.04.2018
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Mappe culturali

Estate, una occasione per gli insegnanti per costruire le proprie mappe culturali. Piccoli quaderni per far mappa e piccole strategie... suggerite da Gianfranco Zavalloni
© Gianfranco Zavalloni In un documento-decalogo, che stilai esattamente tre anni fa insieme ad alcuni colleghi, inserimmo un punto chi riguardava l’importanza, per gli insegnanti, di essere “operatori culturali”. Parafrasando un’affermazione di Giovanni XXIII si scrisse: gli insegnanti non sono dei tuttologi, ma devono sapere “dove sta di casa la cultura”.
Sono più che mai convinto che l’insegnante abbia anche un ruolo importante oltre la pur delicata funzione di docente. Cioè l’essere colui che introduce il mondo dell’infanzia e della giovinezza dentro i sistemi formalizzati dell’apprendimento: dallo “scrivere-leggere-far di conto” alle “conoscenze disciplinari” passando attraverso i “cento linguaggi del bambino” e le “intelligenze multiple”. Quattro modalità che richiamano quattro approcci usati comunemente nel mondo della scuola. L’insegnante è anche - per eccellenza - un intellettuale (nel senso profondo del termine), una persona che crea reti e divulga cultura. Non deve essere perciò esperto di tutto. Questo è concretamente impossibile. Un insegnante dovrebbe, a tal fine, crearsi una propria “mappa culturale”. È quello che anch’io, in questi mesi, cerco di fare qui in Brasile, nella mia esperienza a favore della lingua e cultura italiana.
Piccole strategie, piccoli quaderni per far mappa
Il primo consiglio che generalmente suggerisco quando mi trovo a fare una lezione agli insegnanti neo-assunti o al primo collegio docenti, è quello di “farsi un buon quaderno”. Consiglio generalmente un quaderno di formato ridotto. Non certo i quadernoni formato A4, ma uno dei vecchi quaderni che esistevano prima degli anni ’80. Quelli a righe e quadretti per intenderci. Oggi poi sono di moda i cosiddetti “moleskine”… quelli resi famosi da Bruce Chatwin. Il massimo, per l’appunto, è un quaderno con una buona copertina rigida. In questi quaderni (ultimamente ho contato i miei e mi sono reso conto di averne più di cento) io consiglio di appuntare di tutto.
E prima di tutto gli incontri con le persone. L’esperienza culturale è fatta in primo luogo di storie vive, persone che hanno un’esperienza, una passione, un mondo da raccontare. Poi è importante contestualizzare dove è avvenuto l’incontro, in quale occasione, in quale luogo. E appuntarsi di cosa questa persona è testimone. Se a me viene consegnato poi un biglietto da visita (cosa di gran moda qui in Brasile) lo incollo proprio accanto agli appunti. Questo mi permette di visualizzare subito il contatto. E rende la pagina più viva. Un po’ di appunti scritti a mano, un biglietto da visita e tutti i riferimenti per rintracciare la persona.


Ogni giorno, pian piano, questo quaderno si arricchisce di contatti: uno spettacolo teatrale, un operatore di biblioteca, un membro di una associazione, l’incontro casuale su un tram o in treno, una ricerca su internet e il successivo contatto… E poi un libro, una rivista, un ritaglio di quotidiano (che per loro conformazione andrebbero buttati la sera stessa). Pian piano ci si costruisce una propria mappa culturale. Un territorio entro il quale possiamo poi condurre i ragazzi delle nostre classi e nel mio caso i docenti dei miei collegi. Apparentemente un lavoro semplice. Di fatto un lavoro complicato, fatto di attenzioni e a volte di spudorati azzardi. Si tratta di chiedere, essere curiosi, capaci di non fermarsi alle apparenze. Il mio è un invito chiaro a non fermarci solo alla fredda stampata di una pagina in word o ai link di un sito internet. La cultura è fatta prima di tutto di persone vive. L’estate è una occasione propizia per noi insegnanti per costruire le nostre mappe culturali.
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Pubblicato il 21/01/2013 — ultima modifica 21/01/2013
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