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(07/09/2011) - “Storia e storie dell’analfabetismo”: un convegno e due mostre del Centro Alberto Manzi

Bologna – Quattro italiani su dieci dichiarano di aver conosciuto persone che non sapevano né leggere né scrivere; rimanendo nell’ambito familiare, risulta che circa un italiano su quattro ha avuto almeno un nonno o altro parente che non sapeva né leggere né scrivere. E ripensando alle scuole elementari, il 36% delle persone afferma di ricordare in prima battuta “il maestro”, o (nel caso dei più giovani) “gli insegnanti”. Sono alcuni dei risultati dell’indagine Doxa realizzata in occasione del convegno “Storia e storie dell’analfabetismo”, organizzato dal Centro Alberto Manzi, che si svolgerà a Torino domani e venerdì (8 e 9 settembre). Denominatore comune della due giorni – in cui studiosi ed esperti dibatteranno di analfabetismo di un tempo e analfabetismi di oggi, di maestri e maestre che hanno insegnato la lingua italiana sviluppando esperienze uniche, dal nord al sud Italia – è l’avventura professionale e umana di Alberto Manzi. Il “maestro degli italiani” che, con la sua famosa trasmissione “Non è mai troppo tardi”, in onda dal 1960 al 1968 sulla Rai, si stima abbia insegnato a scrivere e a leggere ad almeno un milione di italiani.

  • Il convegno

“Storia e storie dell’analfabetismo” è organizzato dal Centro Alberto Manzi – promosso dall’Assemblea legislativa e dalla Giunta della Regione Emilia-Romagna, dal Ministero dell’Istruzione, dal Dipartimento di Scienze dell’educazione dell’Università degli Studi di Bologna e dalla Rai – in collaborazione con il Comitato Italia 150. L’appuntamento è nella sede della Biblioteca Nazionale Universitaria e delle Officine Grandi Riparazioni. Un’occasione per approfondire il ruolo di Alberto Manzi nella lotta all’analfabetismo insieme alle storie di altri maestri e maestre, come Federico Moroni, Angelo Longo, Maria Maltoni, Alberto Calderara, che hanno lavorato spesso in realtà periferiche, insegnando l’italiano e favorendo la comprensione reciproca. Il convegno approfondirà il passaggio dall’analfabetismo di un tempo – inteso in senso tradizionale – agli analfabetismi di oggi: l’analfabetismo di ritorno, il cosiddetto analfabetismo funzionale, con cui si indica l’incapacità di una persona di usare in modo efficace gli strumenti di lettura, scrittura e calcolo. Ma anche l’analfabetismo scientifico, e il digital divide, che indica il divario esistente tra chi ha accesso effettivo alle tecnologie dell’informazione (in particolare computer e internet) e chi ne è escluso.

  • Le mostre

Domani, giovedì 8 settembre, alle 13, ci sarà l’inaugurazione della mostra antologica “Alberto Manzi. Storia di un maestro” nella Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino (piazza Carlo Alberto 3), con materiali video e originali d’archivio. Alle 17.30, nella Biblioteca civica Villa Amoretti (corso Orbassano 200, Torino), taglio del nastro per la mostra-gioco “Maestro, raccontami una storia”, con un allestimento pensato per far scoprire ai più piccoli i libri scritti da Manzi e le storie da lui inventate. Il sistema delle biblioteche torinesi proporrà anche una serie di giochi e laboratori per le scuole e le famiglie. Le iniziative sono promosse dal Centro Alberto Manzi e dal Comitato Italia 150, Biblioteche Civiche Torinesi, Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino. Partecipa anche il Museo della Scuola della Fondazione Tancredi Barolo.

  • L’indagine Doxa

Il maestro di scuola elementare nei ricordi degli italiani; i ricordi dell’analfabetismo del passato, di Alberto Manzi e delle sue trasmissioni; la figura del maestro oggi, e i punti di riferimento nella vita delle persone. Sono agli aspetti principali “esplorati” dall’indagine Doxa, voluta dalla Regione Emilia-Romagna in occasione del convegno, e realizzata su un campione composto da 1000 persone, 48% uomini e 52% donne, distribuite in tutta la penisola. Il 37% degli intervistati ha un’età superiore ai 54 anni, il 36% è tra i 35 e i 54 anni, mentre il 27% appartiene alla fascia 15-34 anni. Dall’indagine emerge come la scuola elementare sia molto viva nella mente degli italiani. Quasi tutti (92%) sono in grado di parlare dei propri ricordi, con grande soddisfazione: per i compagni, per i rapporti con gli insegnanti e per le materie. L’insegnante – o gli insegnanti – rappresentano indubbiamente il ricordo più forte della scuola elementare: vengono citati dal 36% degli italiani in prima battuta, a cui seguono i compagni, gli spazi fisici e il gioco, le feste, il clima di allegria. L’89% indica almeno un ricordo del proprio insegnate; ricordo perlopiù positivo (il modo di trattare i bambini, la capacità di insegnare, la dolcezza), anche se emerge qualche negatività, legata soprattutto alla severità degli insegnanti.

Per quanto riguarda la figura di Alberto Manzi, ispiratore del convegno, è ancora ben presente nella mente degli italiani. Il 27% degli italiani oggi lo ricorda; la memoria cresce nel centro Italia, fra quanti hanno da 55 a 69 anni (51%) e i più anziani di almeno 70 anni (37%). E’ un ricordo legato soprattutto alla capacità di farsi capire e spiegare con chiarezza le materie di studio, sia ai bambini che agli adulti. Quattro italiani su dieci dichiarano oggi di aver conosciuto persone che non sapevano né leggere né scrivere; rimanendo nell’ambito familiare, risulta che circa un italiano su quattro ha avuto almeno un nonno o altro parente che non sapeva né leggere né scrivere. Cercando ancora nella memoria, il 5% degli italiani ricorda che le persone analfabete conosciute seguivano le trasmissioni di Alberto Manzi. E alla domanda “Cosa ricorda di Alberto Manzi? In cosa era diverso dagli altri maestri di scuola elementare?”, il 46% degli intervistati ha risposto “la capacità di spiegare con chiarezza”.

Infine, quasi tutti gli italiani (80%) pensano che l’insegnamento nella scuola elementare sia cambiato rispetto al passato: soprattutto il modo di insegnare (44%), ma anche la passione degli insegnanti (22%) e le materie di studio (17%). Il 40% degli italiani ritiene oggi di avere un maestro, un punto di riferimento da cui imparare: la quota sale al 66% tra i più giovani (da 15 a 24 anni), e anche i più anziani, di 70 anni e oltre, dicono di avere un punto di riferimento (nel 29% dei casi). I genitori sono “maestri” per il 20% degli italiani: la quota decresce con l’età, ma anche per i più anziani i propri genitori, probabilmente nell’esempio che hanno rappresentato in passato, sono sempre maestri di vita (8%). Dopo i genitori, vengono indicati come “maestri di vita” gli insegnanti (7%, quota che sale al 12% tra i più giovani), i coniugi/fidanzati (6%), i libri (6%) i figli (4%).

Il convegno sarà trasmesso in diretta web sul sito della Regione, www.regione.emilia-romagna.it

Centro Alberto Manzi: www.centroalbertomanzi.it/home.asp

Il programma del convegno “Storia e storie dell’analfabetismo”

L’indagine Doxa

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Pubblicato il 07/09/2011 — ultima modifica 08/05/2013
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