Il pericolo della scuola a due velocità

Una riflessione sulla scuola che accentua le differenze sociali. Di Gianfranco Zavalloni

© Gianfranco Zavalloni Mi scrive una mamma di Bologna: "Le mie figlie frequentano classi di tempo pieno. Le classi di tempo pieno – in particolare ho presente la situazione delle classi terze – sono fortemente penalizzate rispetto le classi a modulo. La scelta del modulo è possibile tendenzialmente per le famiglie locali e sufficientemente agiate, per cui si sono create due belle classi di bimbi “vip”. Le maestre locali, con contratto stabile e grande esperienza, scelgono e ottengono di stare nelle classi a modulo. A queste classi sono concessi anche i locali più ampi nonostante gli alunni siano nell’una 21 e nell’altra 22. Nella classe di mia figlia i bambini sono 23, di cui 8 stranieri; nelle altre classi di tempo pieno la situazione è analoga alla classe di mia figlia. L’inserimento di bambini nel corso degli anni (a inizio e nel corso dell’anno scolastico), di solito stranieri o comunque provenienti da ceti popolari, non tocca mai le classi a modulo, “perché i genitori richiedono il tempo pieno” (nonostante la scuola Gelmini garantisca solo il tempo ridotto). Ciliegina sulla torta: la nostra seconda maestra “precaria” è abilitata in inglese, e c’è un forte rischio che nella nostra classe si produca uno spezzatino di ore di maestre di altre classi che utilizzano la nostra maestra per un’ora di inglese ognuna. Si delinea sempre di più una scuola che presenta al suo interno classi a due velocità…".

Andando avanti di questo passo il rischio è sempre più quello di creare scuole discriminanti, scuole in evidente contrasto con i principi costituzionali. In Brasile, dove vivo da un anno, tutto questo si è accentuato da un sistema, mutuato dagli U.S.A, che distingue nettamente fra scuola pubblica e scuola privata.

QUANDO LA SCUOLA ACCENTUA LE DIFFERENZE SOCIALI

Un’educazione limitata significa non solo riduzione delle potenzialità personali, ma anche minori probabilità di sviluppo per una società che, nella ricerca e nell’istruzione, pone le speranze di migliorare il sistema sanitario, le infrastrutture e la produttività. Lo sostiene Silvia Alberti (casco bianco per ProgettoMondo Mlal di Recife (www.casamelotto.org) che così racconta del Brasile. L'analfabetismo riguarda ancora il 16,7% della popolazione.  Vi sono grandi disparità tra le regioni e fra i vari gruppi etnici. Molti bambini iscritti, inoltre, ripetono l’anno o abbandonano gli studi.

L'incapacità del sistema scolastico di assicurare la scolarizzazione universale e la sua grande dispersione sono da imputare soprattutto a motivi di carattere socio-economico e alle difficoltà della scuola di rispondere alle esigenze dei gruppi più sfavoriti. Il sistema scolastico brasiliano è fondato sulla gestione privata delle scuole che, con le loro rette costosissime, per i più poveri rappresentano un sogno proibito. Una realtà che colpisce più direttamente la scuola dell’obbligo ma che si riflette anche nell’ambito degli studi superiori e accademici.

Le università, infatti, sono per lo più private e hanno rette astronomiche. Ve ne sono anche di federali e gratuite, ma il loro numero è ridotto e l’accesso è condizionato dal superamento di un difficile esame di selezione che è un vero è proprio incubo per gli studenti. Inoltre la preparazione a questa severa prova, chiamata "vestibular", avviene attraverso dei corsi privati, ugualmente molto costosi, che le fasce più povere non sono assolutamente in condizione di poter pagare. In alcune città la scuola pubblica non è in grado di offrire strutture e aule scolastiche a molte comunità.

Riflettiamo. Riflettiamo bene prima di addentrarci verso il sistema scolastico nord-americano basato su un modello di scuole a doppia velocità.
Una buona democrazia passa anche attraverso una buona scuola pubblica, aperta a tutti.

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pubblicato il 2013/01/21 17:45:00 GMT+2 ultima modifica 2016-05-16T18:25:00+02:00

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