domenica 15.07.2018
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La gita in bicicletta

Una proposta didattica alle classi per conoscere meglio il proprio territorio
Quello delle gite scolastiche è oggi "un grande affare". Nel corso di tutto l'anno, ma in particolare nei mesi di marzo, aprile, maggio su è giù per l'Italia è tutto uno spostarsi di autobus ad uno o due piani. Gli studenti italiani fanno almeno una gita all'anno. C'è un vero e proprio mondo economico che vive su questo evento. Agenzie viaggi, alberghi, società specializzate nell'offrire pacchetti "chiavi in mano". E che quello dei viaggi di istruzione sia un settore che tira, lo dimostra il fatto che su questo argomento ci sono anche diverse iniziative fieristiche in Italia. Una di queste si chiama perfino Borsa del Turismo Scolastico.
Eppure pochi si soffermano a riflettere sull'importanza della gita dal punto di vista didattico. Non intendo parlare dell'itinerario o della località da visitare. Vorrei soffermarmi sul perché e sul come si organizza una gita. Ho l'impressione che al di là di qualche ricerca (su internet o su qualche libro di geo-storia), gli  studenti non siano molto coinvolti  nella gita scolastica. Spesso andare in gita o in una città o in un'altra non cambia, l'importante per i ragazzi è andare. E l'idea di andare in altri luoghi per motivi di turismo (scolastico in questo caso) se un tempo era un privilegio dei ricchi e dei nobili, oggi è un'opportunità per la maggioranza dei cittadini (e degli studenti). E' un mercato che si allarga e investe tutte le età. Pensiamo che - a proposito sempre del mondo fieristico - in questi giorni si è svolto anche il primo Salone dei viaggi e delle vacanze 0-12.

Viaggiare nel mondo a partire da casa nostra?

Non ci sono limiti spesso alla possibilità di viaggiare. Ed è sempre più frequente che gli studenti effettuino viaggi in paesi europei. Molte terze, delle scuole medie inferiori in cui sono dirigente scolastico, hanno fatto in questi mesi viaggi di alcuni giorni con destinazione la sede del Parlamento Europeo, a Strasburgo, nel nord della Francia. Eppure spesso, questi ragazzi, hanno raramente viaggiato e percorso le strade della centuriazione romana, che si snodano nei dintorni della via Emilia, nelle zone di San Mauro Pascoli, Gatteo o Savignano sul Rubicone.  Si viaggia, ci si sposta di migliaia di chilometri… eppure non si conoscono i territori e gli ambienti in cui viviamo. E' necessario, direi urgente, tornare a fare gite nei luoghi in cui abitiamo e in cui viviamo, nel nostro comune, nella provincia, nella nostra regione. E si tratta di partire dalla nostra scuola, percorrerne i dintorni, esplorarli, conoscerne la storia e le particolarità.
Mi verrebbe da affermare che è impossibile essere e sentirsi europei se non si conoscono i propri luoghi di vita, se non si hanno le radici ben salde sulla nostra terra. Così, la maniera più naturale per conoscere i nostri ambienti è quella di muoversi a piedi o in bicicletta. Si tratta di prepararsi, di allenare la mente dei ragazzi e il corpo a questo evento che sicuramente è molto più coinvolgente per i nostri studenti. E' chiaramente questa una scelta che capovolge completamente la modalità  con cui i ragazzi si spostano sul territorio. Oggi abbiamo "studenti trasportati" quasi esclusivamente su un mezzi a motore meccanici (in genere automobili). Qui la questione è chiaramente di tipo psico-pedagogico: un ragazzo autonomo, che sa muoversi da solo, acquisisce sicurezza, matura competenze psicomotorie, raggiunge una sua autonomia. Si passa dalla filosofia dell'automobile alla "ciclosofia".

Ma la gita in bicicletta non è pericolosa?

Quella della pericolosità e della sicurezza è sicuramente la prima obiezione che viene fatta sia da genitori che da insegnanti. In attesa che la nostra società modifichi la filosofia di spostamento dai mezzi automobilistici a quelli ciclistici, e si predispongano piste ciclabili (spesso è sufficiente interdire nelle strade meno importanti il traffico motorizzato a non residenti) l'unica soluzione provata è sicuramente quella di contattare il comando dei vigili urbani e chiedere un accompagnamento. E' una soluzione fattibilissima e sperimentata, E per concludere non possiamo che riconoscere che quella della bicicletta - e del suo uso - è sicuramente una delle opportunità per fare "educazione stradale"
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Pubblicato il 25/01/2013 — ultima modifica 25/01/2013
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