venerdì 19.01.2018
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Quando l’inutile è utile a scuola

Dal fare e riempire il tempo di attività per esistere e valere, al non fare e al dedicarsi ad attività inutili per valere indipendentemente da quello che si fa! Lettera a Gianfranco Zavalloni

Sandra è una pedagogista emiliana. Sta leggendo il mio libro “La pedagogia della Lumaca” e mi invita, dal suo originale punto di vista anche di mamma e maestra, ad andare oltre, ribaltando la gerarchia dell'utile e dell'inutile. Grazie alla sua esperienza capisco quanto sia importante, in una società tutta tesa alla “resa” e al “profitto”, perdere tempo in attività inutili. Sandra mi scrive: carissimo, tutto è cominciato molto tempo fa, (sedici anni ormai) quando ancora insegnavo nella scuola superiore in un istituto magistrale. Forse l’incipit fu la lettura di alcune cose pubblicate su Cem Mondialità: sostare per prendersi  tempo … fermarsi per ascoltare… narrare per sopravvivere… poi la vita mi ha dato una “grossa spinta” e ho iniziato a capire che fermarsi corrisponde a un bisogno profondo di ogni uomo, anche se non è quello che ci dicono. Il bisogno di riprendere in mano la propria vita, di darle continuamente dei significati per tessere nuovi modi di essere, rapportarsi agli altri, rispondere alle esperienze.

Si tratta di inventare un ritmo nuovo, lento. Un nostro modo di essere che preveda la sosta, che crei spazio alla solitudine buona, una solitudine che permette di stare bene con se stessi anche non facendo niente. Quando ho ripreso a lavorare con i bambini della scuola materna li ho trovati veramente “centrifugati” dalla vita, come del resto anche i loro genitori, “fuori di loro”… iperattivi…incapaci di ascoltare…impermeabilizzati all’esperienza…dipendenti dalla tv…(ovviamente esagero un po’). Quello che era il mio percorso personale mi diceva che poteva essere una cosa buona anche per questi piccoli: camminare sulla pista della lentezza, rallentare per assaporare.

Come concretizzare queste idee? Ho tentato alcune esperienze (piccole cose) che ho proposto ai bambini e che sono diventate irrinunciabili per gli effetti benefici che hanno su di noi e su di loro. In queste esperienze, credo che il ritmo sia molto importante, perché ti permette insieme alla costanza nel tempo di vivere la familiarità e più un’esperienza è familiare e più ci stai bene dentro.

 

  1. il silenzio buono: ogni giorno con i bambini riuniti ci gustiamo alcuni minuti di silenzio “buono, buono”.
  2. la sosta: almeno una volta alla settimana il gruppo dei bambini si dedica a questa esperienza di fermata: raccogliamo  le voci in  un anfora e in silenzio, tolte, le scarpe raggiungiamo uno spazio della scuola libero; penombra musica lenta e dolce ( può esserci un aroma nell’aria, arancio, limone, vaniglia ecc..alcune candele) rallentiamo i movimenti fino a fermarci ad ascoltare lungamente il nostro corpo; sfioriamo lievemente le varie parti del corpo per appropriarci di esse….a volte usiamo anche materiali naturali (piccoli percorsi sensoriali ad esempio con lenticchie, fagioli, piccole foglie).
  3. le parole dolci: settimanalmente nel cerchio ricerchiamo parole dolci da dire alle persone care, amici, parenti, animali, elementi naturali..
  4. bolla di sapone e sfera di cristallo: all’inizio della settimana e alla fine mettiamo in una grande bolla di sapone (immaginaria) tutte le lacrime, le sgridate, le tristezze, le delusioni… Questa viene poi spinta fuori dalla finestra. Nella sfera di cristallo mettiamo i baci, le coccole, le carezze, e viene messa in tasca e custodita.
  5. attività inutili: ascoltare la pioggia, ascoltare il vento, raccogliere sassi, riempire e svuotare le tasche di un monello, costruire istallazioni con materiale naturale all’aperto, lanciare palline di terra e semi con la fionda, costruire acchiappa tutto da posizionare all’aperto, tessere o disfare le tele, sgranare legumi, intagliare bucce di agrumi.
  6. la poesia: sempre più spesso uso la poesia dei grandi poeti  (Thomas Dylan, Pablo Neruda, Emilie Dickinson, Cecilia Meireles, Wistawa Szymborska ecc.) come momento particolarmente intenso e lento dove vedo i bambini trasfigurati dai versi che ripetono, dove imparano a sussurrare.

Sandra è una donna intensa, viva, che ci provoca (benevolmente!) a riflettere sul nostro fare scuola quotidiano: grazie!

Per chi desidera contattare Sandra: SANDRA.R@tele2.it

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Pubblicato il 21/01/2013 — ultima modifica 21/01/2013
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